Questo sito internet ha funzione di portfolio, contiene infatti documentazione fotografica di gran parte delle opere di ricerca pittorica, installazioni, perfomance ed anche di creazioni realizzate su committenza per architetti e/o privati in Italia ed all’ estero.

Terminati gli studi all’ Accademia di Belle Arti ho conseguito l’ abilitazione in Discipline Pittoriche, attualmente svolgo corsi privati di pittura per adulti e bambini, mi occupo inoltre di riciclo creativo, relooking di mobili vintage, e progettazione di allestimenti pittorici per interni. (vedi le gallerie Interior Art Projects, Relooking Furniture, Recycled Interior Design).

Di seguito troverete testi critici che descrivono alcune delle mie opere di ricerca.

Testo crítico de la exposición colectiva internacional “FEMinART, Mujeres y Narraciones Estéticas genéricas” comisariada por Margarita Aizpuru, Fundación Caja Sol, Sevilla, Abril 2014

Teresa Ribuffo es una creadora que si bien ha efectuado sus incursiones en los territorios de la instalación, el sonido y la perfomance, es el ámbito pictórico en el cual ha centrado fundamentalmente su trabajo creativo, praticando una pintura expandida hacia otros formatos y areas artísticas con los que se fusiona e hibrida. Una fusión que puede observarse en una serie de obras seleccionadas de su proyecto Retratos Andaluces y que se incluyen en Feminart. Un proyecto de experimentación pictorica integrado por obras de diferentes formatos, incluyendo en cada una de ellas una prenda texil de vestir o domestica, fijada al lienzo, cubriendo todo ello con acrílico blanco, construyendo asi unos cuadros de relieves monocromos a medio camino entre la pintura y la escultura. Unos cuadros homogeneizados por el color blanco, un color muy del sur y especialmente de Andalucía, con la intensidad luminosa y blanca del sol reflejado en las casas encaladas de los pueblos. Pero tambien el blanco como disolución de cualquier fondo, paisaje, contexto explicativo o adjetivación de esas prendas que la artista quiere que hablen por si solas. Son ropas y accesorios, como el manton de manila, vestidos de mujer, ropitas de niños, traje de bailarina, chales, entre otros, que remiten a personas concretas reales, aquellas que lo usaron, a su sexo, a su edad, su forma de vida y estilo, como la artista dice “la ropa habla de la gente”. Pero también remiten a las mujeres, al trabajo doméstico, al lavado, al tendido de la ropas adjudicados a ellas, y a los roles y normativización de conductas y comportamientos integrados en la identidad genérica femenina adjudicados e impuestos a aquellas por el sistema sociocultural imperante.

 

La poetica del bianco di Teresa Ribuffo. Francesco Bartone

Dobbiamo conoscere prima i bianchi, le materialità, i gesti e gli oggetti sculture dei grandi maestri del ‘900 come Fausto Melotti, Lucio Fontana, Alberto Burri e Angelo Savelli, per accostarci e comprendere le spinte innovatrici dell’arte di Teresa Ribuffo, un’artista di adozione reggina, ma cittadina del mondo, che si muove da sempre verso un’espressione ipermoderna e sincera nell’immaginazione tattile della realtà.  Un testo artistico produttivo il suo, narrativo, e anche aperto a materializzazioni e impressioni , servendosi di composizioni e sovrapposizioni rigorosamente di colore bianco, compiute tramite l’affiche di stoffe e tessuti “ lavorate ” a collage senza alterazioni formali e naturali. Interessanti raggiungimenti e potremmo dire anche sorprendentemente contemporanei e suggestivi che rimandano ai grandi maestri del secolo scorso. Le materializzazioni ribuffiane non sono violente nè intrise da incubi che aggrediscono, sono invece, calme ed esprimono serenità collocandosi nel quadro entro cui signoreggiano protagonisti, dal quale, perché reali vorrebbero uscirne. Sono immagini scaturite dalla mente con qualità e artifici solidi fondate sulle sintonia simbolica iperrealiste attraverso un atteggiamento intellettuale- quello di Teresa Ribuffo – colto, creativo, pregno di contenuti intenzionali senza valori chiaroscurali, e con idee e sentimenti di immissioni soggettivi con forti poteri comunicativi. Un flagrante sentire, il suo, che potremmo accostare per condivise assonanze agli “avvolti” e alle pieghe di un altro grande calabrese : Cesare Berlingeri da Cittanova, il quale alla stregua di pittori antichi come Giotto o Simone Martini, e come del resto Teresa Ribuffo, i suoi “ ornamenti piegati ” hanno un’intima spiritualità entusiasmante, una possessione nuda, non vincolabile ad una parola o ad un concetto.

Katia Colica sull’ esposizione Luoghi e Non Luoghi della Memoria

Un riesame del Filo di Arianna sembra segnare con modalità remote l’espressione dell’artista Teresa Ribuffo. Il suo labirinto interiore è uno spazio lacerato, un intreccio di forme dove si libera un percorso che trasforma, arricchendo senza sosta, sia il fruitore che l’opera stessa. La relazione tra la tessitura/filatura e la natura femminile hanno un aspetto simbolico importante, che si lega alle leggi del rinnovarsi, della morte, della rinascita, del cambiamento. La Ribuffo evoca gli archetipi mitologici della sintesi e della trasformazione individuale, in una sorta di narrazione degli aspetti più intimi dell’esistenza. Sostenuta da una ricerca materica che si fonde con le istintive esigenze cromatiche del processo, si esprime in prove emozionali che non si accontentano di riferirsi a se stesse, chiamando in gioco un elemento complesso spesso trascurato dagli autori: lo spettatore. Chi osserva i suoi quadri è, infatti, parte energica e integrante della stessa opera; e ritrovandosi compromesso dalle trame, aggiunge importanti significati emotivi.

Giuliano Fazzari© Performing Arts sull’ esposizione Luoghi e Non Luoghi della Memoria

Tutto respira pienamente. Non ci sono chiusure. Questa è la dimensione del creare. Bisogna scorporare le proprie identità, le proprie ideologie per essere davvero nudi, come bambini, di fronte al nuovo, all’inconsueto. E’ un percorso a ritroso che la nostra sensibilità percorre ogni qual volta ci troviamo di fronte a delle opere d’arte. Guardo i lavori di Teresa. Hanno tensione e inducono chi osserva ad una intima relazione con l’opera stessa. Le forme non sono più collocabili anzi si aprono a nuovi scenari. Qui, le tele, le garze usate peraltro con molta leggerezza senza scadere in inutili forzature non hanno più recinti. Il quadro non conosce chiusure.Esce. Diviene altro. Si espande. Si apre. La acromaticità esalta questo distacco formale. Come le particelle della luce la sua pittura scorpora il colore, la tela stessa. Rinasce. Stacca. Astrae. E’ immanente. E’ sulle vie dell’informale. E’ una pittura bella e strutturata, armonica, sempre nuova perché la ricerca di Teresa non ristagna nelle paludi di ciò che ha appreso anzi, lo dimentica. E’ questo è un dono. Questo è il paradosso meraviglioso che muove il respiro di un pittore, scultore, poeta, artista. Questo è il paradosso di chi vive della propria arte. Questo e il paradosso che muove le mani ed il cuore di Teresa. Questa è la sua arte.